Autunno autocontraddittorio

[Proposizione 1]

È autunno e cadono le foglie. Cade la foglia 1; pertanto è impossibile che al suo posto cada la foglia 2 senza fare di un ente un niente e viceversa.

[Proposizione 2]

Tuttavia, prima che la foglia 1 cadesse, essendo possibile che ne cadesse un’altra, era possibile che l’ente fosse un niente.

Poi, cade la foglia 2.

Ora, prima che cadesse la foglia 2, e dopo la caduta della foglia 1, nell’intervallo di tempo tra la foglia 1 e la foglia 2, si verifica questa curiosa situazione. Che è, insieme, possibile e impossibile che l’ente sia niente. L’accadere del destino è un’autocontraddizione. Come si toglie? Ovviamente da sé. Se il destino della necessità dà questo risultato, esso non può essere vero e non può appartenere all’essere, ma solo al pensiero. Chiaro. Quanto alla soluzione, è semplice: La proposizione 1 e la proposizione 2 sono a posteriori, non hanno l’intero davanti. Sono entrambe ipotetiche. Se la proposizione 1 fosse necessaria, la proposizione 2 sarebbe tolta. Cioè non apparirebbe. Sarebbe posta come tolta, come nel caso degli opposti. Invece la proposizione 2 appare, e appare non negata. Quindi va negata. Ma anche negata dalla proposizione 1, la proposizione 2 permane, perché negare una proposizione possibile è impossibile. Lo può soltanto Dio. Perché solo Dio conosce l’intero a priori, in un solo, medesimo atto.

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