Severino e la Juventus

Spiego con uno schemino la mia posizione da terzomediota, cioè da idiota con la terza media. Speriamo si capisca.

 

Allora, vediamo:

A / a’ –a”- a’”

PARMENIDE:

A=A, sicché: a’ a” a”’ sono pure illusioni, come proverà a dimostrare Zenone con i suoi paradossi (Achille e la tartaruga, la freccia, etc).

PLATO:

a’ a” a’” sono tenuti insieme da A. Nel mito della caverna gli schiavi guardano a’ a” a”’ come se fosse il tutto. Non si accorgono che alle loro spalle è posto A, che si è posto da sé. Che nessuno l’ha posto. Da qui l’evidenza del nulla privativo, giacché i termini non sono interamente predicabili di A. C’è una differenza tra A e i suoi termini.

SEVERINO:

Salvare i fenomeni: a’ a” a”’ sono sé e negano di essere altro da sé. A è noema, cioè pensiero astratto, quindi non essere, nulla. In soldoni: esistono la Juve 76, Juve 85, Juve 96, ma Juve è noema.

Ammettiamo pure che Juve sia noema. Bene, per salvare i fenomeni la filosofia della necessità è costretta ad andare oltre il noema, l’astratto. Ma senza l’astratto nessuna Juve sa dell’altra. Eppure Juve 76, Juve 85, Juve 96, vengono poste. Se si intende salvare i fenomeni, devono essere poste. E il discorso che le pone sottende un tratto comune, la Juve, ma come negato. È questo il senso di “progettare la contraddizione non è immediatamente contraddittorio”. L’astratto viene posto come negato. Ma questo vuol dire che non si nega da sé, che non appare negato dal cerchio dell’apparire. Anzi che il cerchio dell’apparire lo pone come originario apparire. Il tratto comune Juve viene posto quando si dice che “progettare la contraddizione non è immediatamente contraddittorio” e poi negato dal Destino della necessità. Ma la negazione avviene dopo, ex post, onde negarlo è un atto, una volontà.

Si intende la permanenza fenomenologicamente legata alla memoria. Quindi si dice Juve 85, perché si rammemora che esiste una società sportiva con sede a Torino, chiamata Juve. Già. Ma si dimentica che nel sistema di Severino Juve 85 non è nessuna delle altre Juve, non quella del 96, non quella del 2012. Anche accettandolo sulla base del principio di identità e non contraddizione, la domanda è sempre la stessa: come si fa a sapere che Juve 85, Juve 96, Juve 2012, non sono “la stessa”, se non fosse sottesa “la stessa” identità, astratta da tutte le Juve succedutesi negli anni? Qui, il ricorso alla memoria è il solito artefatto fenomenologico, giacché resta da spigare perché la Juve come concetto astratto non sia interamente predicabile dei suoi termini. Ossia perché non c’è tautologia tra Juve e i suoi termini. È per questo che il progetto della contraddizione (ricordo: che l’essere sia nulla) non è immediatamente contraddittorio: perché non c’è tautotes. In realtà, Severino ha bisogno di una identità che si differenzi nei suoi termini. Cioè ha bisogno che Juve sia un’identità Id’ (lo scrive lui) che si differenzi nelle varie Juve Id” (lo scrive lui). L’araba Fenice. A parte il progresso all’indefinito che non si può scongiurare nemmeno ponendo termini finiti; basta chiedersi se Id’ è predicabile di Id” per svelare il trucco. Se lo è, Id” non serve a nulla, se non lo è idem. Se invece lo fosse e non lo fosse, aiuto! Come si vede, nell’orizzonte logico e ontologico, non esiste una identità che si differenzi senza contraddirsi.

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