Ancora Severino

contattiDal punto di vista fenomenologico, nel brutto quadretto disegnato sopra, abbiamo isolato A. Restano intorno a noi, nel cerchio fenomenologico dell’apparire a’,a”,a”’. Ok, la cosa potrebbe anche funzionare, ma a patto che non venga qualcuno a sostenere che a’ non è a”, perché per affermare che nessuno dei termini è l’altro bisogna che sia posto qualcosa di identico. Cioè A. In caso contrario, poiché nessuno saprebbe dell’altro, nessun termine potrebbe sapere né di essere, né di non essere l’altro. È a questo punto che la presenza di A costringe ad ammettere che “progettare la contraddizione non è immediatamente contraddittorio”. Vale a dire che non è contraddittorio progettare che l’essere sia nulla. Perché? Perché A non è interamente predicabile dei suoi termini. Non c’è piena identità. Non c’è tautologia. Resta uno scarto. La differenza ontologica di Heidegger. E lo scarto rende possibile ciò che dovrebbe essere impossibile, ossia che l’essere è nulla. L’ho detto io (il terzomediota) che il progetto dell’impossibile non è contraddittorio? No. L’ha detto Severino. Ovvio. Poi lo nega con il destino. Se non che, delle due l’una: se c’è il progetto, non c’è il destino; se c’è il destino, non c’è il progetto. Come si vede, progetto e destino sono in contraddizione. Tant’è vero che, secondo Severino, il progetto, da un lato, è negato dall’accadere; dall’altro, però, permane nell’accadere. Caspiterina, attenzione! Il progetto è negato e non negato dall’accadere. Cosicché quando l’accadere nega il progetto, lo afferma; e quando lo afferma, lo nega. I due lati della contraddizione sono destinati a rimbalzare reciprocamente all’infinito, senza risolversi mai. Aiuto! Non siamo in presenza di una contraddizione, ma di un’autocontraddizione. Rassegnatevi. Dio esiste ed è ancora in ottima salute. Non l’ha ucciso proprio nessuno. Meno che mai il povero Zaratustra.

 

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